Un roadtrip tra Marche e Umbria

Dievole – Chianti – Toscana​

9 Luglio 2020

Continuiamo a scoprire l’Italia con un tour tra Marche e Umbria per esplorare luoghi di cui che nemmeno noi avevamo mai sentito nominare prima della nostra partenza.

Male. Molto male. Perché ci hanno riservato un bel po’ di belle sorprese.

Te le raccontiamo tutte qui sotto, seguendo passo per passo l’itinerario improvvisato che ci ha portato prima a Caldarola, poi a Norcia e Castelluccio e infine, risalendo verso il Nord, a Città di Castello.

Castelluccio - Umbria

Prima tappa: Caldarola

Si parte da Caldarola, nelle Marche, in provincia di Macerata per l’esattezza.
e col dirti che è un posto meraviglioso.

“Terra di Castelli”, cita il cartello all’ingresso del paese.
Ed infatti sopra al borgo antico svetta il Castello Pallotta, meraviglioso sia di giorno per una passeggiata che di sera, illuminato tatticamente per fare da sfondo a uno dei concerti all’aperto organizzati in piazzetta nell’ambito del RestArt Festival, iniziato proprio a inizio luglio e volto ad animare il paese con varie iniziative per tutta l’estate.

E qui dobbiamo dire che di RESTART si parla davvero. Non solo dopo il lockdown. Ma soprattutto dopo il terremoto di quattro anni fa. E di cui si vedono ancora gli enormi segni tra case sventrate e impalcature in ogni angolo (per inciso i segni del sisma li abbiamo trovati ovunque, in tutte le zone che abbiamo attraversato in auto in questo roadtrip: motivo in più per ritrovarci ora a caldeggiare fortemente il supporto al turismo locale).

Caldarola - Marche

Ad esempio è in una iurta (la tipica tenda mongola) che ancora viva Silvano Scalzini, il proprietario de Il Picciolo di Rame, ristorante nella frazione di Vestignano, dove una cena è assolutamente obbligatoria.
Si accede dalle mura di un castelletto quasi abbandonato, si prosegue per una viuzza in ciottoli medievali, si entra all’interno di un’antico frantoio, ci si siede su instabili sgabelli di legno a tre gambe (sì, nemmeno da chiederlo, io con la mia rinomata maldestria ho rischiato di cadere almeno un paio di volte) e si aspetta che escano, una dopo l’altra, 12 piccole portate, ognuna rappresentante una ricetta tipica del luogo e accompagnata da una serie di aneddoti storici illustrati da Silvano in persona.
Il menù? Quello arriva solo alla fine, come ricordo personalizzato di un’esperienza che comunque sarebbe impossibile dimenticare.

Il Picciolo di Rame - Vestignano

Per dormire in zona la scelta ricade su Bea Villa Bea, agriturismo immerso nel silenzio e nel verde, tra campi e covoni di paglia, una vista spettacolare da ogni lato, ma anche a soli dieci minuti di passeggiata dal centro del paese.
Da Bea Villa Bea ci sono appartamenti enormi, completi di cucina (e dispensa super fornita per una colazione assolutamente Covid-free, inclusa una deliziosa torta fatta in casa diversa per ciascuna stanza) e una piscina con vista dove rilassarsi tra una gita e l’altra.

Bea Villa Bea - Caldarola

E anzi è stata proprio Bea a consigliarci, il giorno della partenza, di andare a pranzo all’Abbadia di Fiastra, a soli venti minuti d’auto da Caldarola, verso Tolentino.
Così quella che era iniziata come una giornata senza programmi si è presto arricchita di una gita in un meraviglioso villaggio pedonale ricavato da un antico monastero e di un pranzo all’aperto al Ristorante Da Rosa. Dai ravioli di papera alle crepes fatte in casa, ogni piatto è stato spazzolato. A un costo che a Milano, inutile dirlo, nemmeno un panino al volo. 

Abbadia di Fiastra - Tolentino

E anzi è stata proprio Bea a consigliarci, il giorno della partenza, di andare a pranzo all’Abbadia di Fiastra, a soli venti minuti d’auto da Caldarola, verso Tolentino.
Così quella che era iniziata come una giornata senza programmi si è presto arricchita di una gita in un meraviglioso villaggio pedonale ricavato da un antico monastero e di un pranzo all’aperto al Ristorante Da Rosa. Dai ravioli di papera alle crepes fatte in casa, ogni piatto è stato spazzolato. A un costo che a Milano, inutile dirlo, nemmeno un panino al volo. 

Seconda Tappa: Norcia e Castelluccio

Due ore di auto tra paesaggi verdissimi, piccoli borghi quasi disabitati e ampie zone di container adibiti ad abitazioni (nota dolente, vedi commento sopra sugli strascichi del sisma) e siamo arrivati a Norcia e, nello specifico, a Palazzo Seneca, il palazzo storico in pieno centro, ora parte della catena Relais Chateaux, che è stato la nostra casa per due giorni.

Palazzo Seneca - Norcia

Tra massaggi olistici nella spa sotterranea, colazioni servite nel giardino sul retro (dove dovrebbe presto riaprire anche il ristorante stellato Vespasia) e letture di libri in saloni i quadri di Burri abbondano con nonchalance, Palazzo Seneca è stata una bellissima base per partire all’esplorazione del piccolo paese (purtroppo davvero ridotto all’osso: desolante comprendere gli effetti devastanti del sisma dalle vetrine spoglie di negozi e ristoranti affacciati sulla piazza principale, ma mai più riaperti), ma anche e soprattutto della piana di Castelluccio.

Fioritura – Castelluccio di Norcia

Le foto parlano da sole.

Anche se vale la pena fare alcune precisazioni per chi volesse andarci:
• Castelluccio è a mezz’oretta di auto da Norcia, bello in quota. Non vale la pena svegliarsi all’alba (tanto la piana è immersa nella nebbia fino alle 10.30), ma vestirsi a strati, quello sì. Altrimenti si rischia di arrivare lì alle 9 di mattina, scendere dall’auto in shorts e maglietta e rimanere traumatizzati dai 10 gradi che ti accolgono inizialmente all’esterno (poi il caldo arriva eh, niente allarmismo eccessivo)
• L’orario perfetto per scattare fotografie passeggiando tra i campi in fiore è dalle 11 alle 12, preferibilmente non nel weekend, altrimenti il rischio di ritrovarsi circondati da flotte di turisti rissosi (e vederseli comparire, tra un papavero e una spiga di frumento, in ogni singola foto) è elevatissimo.
• Oltre a foto e camminate (rigorosamente senza calpestare nemmeno una foglia, altrimenti si viene sbranati seduta stante), una giornata a Castelluccio si può riempire con una passeggiata a cavallo organizzata da Sibillini Ranch oppure un pranzo al Rifugio Perugia (ricordarsi un telo e un libro per eventuale riposino pomeridiano sul prato circostante: meglio avvisarvi che è proprio come essere in montagna qui, dato che io proprio non l’avevo capito ed ero sfornita di tutto)
• E no, Castelluccio si vede da lontano, ma non si può visitare. Vedi ancora una volta il discorso su sisma e interi borghi crollati. Ahimè.

 

Infine non si può parlare di Norcia senza toccare l’argomento cibo. Dal tartufo estivo alle lenticchie, le norcinerie da acquistare negli alimentari tipici locali sono notevoli. Per assaggiarle, niente di meglio del Granaro del Monte, bistrot collegato a Palazzo Seneca (prima ospitato anch’esso in centro storico, ora purtroppo trasferitosi in una struttura temporanea fuori dal borgo), o de Il Casale degli Amici: uno spezzatino di vitello e una frittata al tartufo talmente divini che nessuno si è ricordato di immortalarli in fotografie.
Restano gli scatti della vista spettacolare che si gode dal ristorante al tramonto e di alcuni interni. E la curiosità di scoprire anche le camere e la piscina di questo agriturismo. Magari la prossima volta. O magari li proverai prima tu di noi.

Il Casale degli Amici - Norcia

Terza tappa: Città di Castello

Ripartenza da Norcia direzione Padova. Un rapido sguardo all’itinerario su Google Maps e, tra mille tappe che avrebbero meritato uno stop (Spoleto, Assisi, Montefalco, Foligno) si decide di fermarsi a metà strada, a Città di Castello.
E qui, seguendo all’ultimo il suggerimento di amici ritrovatisi dalle stesse parti solo un paio di giorni prima, siamo riusciti a farci stupire ancora una volta: dal giusto mix tra piatti tipici e rielaborazioni raffinate del ristorante L’Accademia Hostaria (con meraviglioso dehors affacciato su una piazzetta sul retro del Duomo) alla impressionante collezione di opere di Burri esposta a Palazzo Albizzini.
Niente male davvero per una pausa pranzo veloce sulla via del ritorno da questo mini Marche-Umbria roadtrip.

L’Accademia Osteria – Città di Castello (PG)

Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri - Città di Castello

Il criterio con cui abbiamo costruito questo itinerario? Assolutamente nessuno.
Anzi, l’improvvisazione giorno dopo giorno si è confermata la regola aurea di questo viaggio strampalato.
A testimonianza del fatto che l’Italia è talmente ricca di luoghi da scoprire che basta salire a bordo di un’auto e partire.

Inutile dire che siamo già pronti a macinare nuovi chilometri e raccontarvi nuove mete. E i consigli, anche quelli su direct di Instagram last minute (anzi, soprattutto quelli) sono sempre ben accetti.

Al prossimo, imminente, tour italianissimo. 😉

#italiakeepsontravelling

Elena Minozzi

Marketing Consultant e Travel Blogger, dopo più di undici anni in grandi multinazionali nel settore Beauty, ha deciso di unire l’esperienza marketing maturata in queste realtà alla passione personale per viaggi e scrittura.

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